La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un gioielliere, che per aver installato un condizionatore nel suo negozio era stato condannnato dal Tribunale di Lecce al pagamento di una multa. Il reato contestato era quello di disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone previsto dall’articolo 659 del codice penale. L’articolo recita che chiunque attraverso rumori e schiamazzi disturba le occupazioni o il riposo delle persone è punito con l’arresto fino a tre mesi o con una sanzione fino a 516 euro. Un reato che nel caso del gioiellere non sussiste hanno scritto i giudici nella sentenza n.270 del 11 gennaio 2012, in quanto i rumori molesti sono avvertiti da un solo condomino. I giudici di p.zza Cavour hanno spiegato che in tema di disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone,i rumori o gli schiamazzi vietati, per essere penalmente sanzionabili devono disturbare la tranquillità pubblica. Per poter parlare di disturbo della quiete pubblica, i rumori molesti devono essere avvertiti da un numero consistente di persone anche se poi soltanto alcuni condomini possono decidere di lamentarsi. Nel caso in esame il reato contestato non può essere preso in considerazione in quanto il rumore del condizionatore viene percepito soltanto da una famiglia e non da altri soggetti che abitano nel condominio. Fatti del genere, hanno concluso gli ermellini, possono costituire al massimo un illecito (continue reading…)
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I rumori sono penalmente sanzionabili quando disturbano la tranquillità pubblica
Risarcimento per rumori dell’ascensore
Se l’ascensore del condominio è troppo rumoroso l’inquilino infastidito ha diritto ad un risarcimento. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione (sentenza 26898/2011) dando ragione ad una signora di Aosta che si lamentava dei rumori di apertura e chiusura delle porte dell’impianto, soprattutto di notte.In primo grado il Tribunale aveva dato ragione alla donna, che chiedeva un risarcimento e l’esecuzione di lavori per rendere silenzioso l’ascensore, mentre in Appello la sentenza è stata completamente ribaltata perché lo sforamento della soglia di decibel consentiti “non era di per sé sufficiente ad integrare l’intollerabilità dei rumori, anche in considerazione del fatto che gli stessi erano discontinui e rari in periodo notturno e che la signora era risultata essere un soggetto particolarmente sensibile ai rumori”. La Cassazione ha però bocciato quest’ultima interpretazione, ribadendo invece che “deve ritenersi senz’altro illecito, per converso, il superamento di detti livelli, da assumersi quali criteri minimali di partenza ai fini del giudizio di tollerabilità”. Per la Cassazione, quindi, “la diretta ed immediata esposizione, per motivi di vicinanza, alle fonti di emissione acustica, ove queste siano normativamente fissate, giustifica in ogni caso il vicino a chiedere la tutela inibitoria e (continue reading…)
Cassazione: non possono essere risarciti i danni ‘immaginari’
Secondo la Suprema Corte se i vicini disturbano la quiete familiare con dei rumori molesti non può essere richiesto il risarcimento danni per la perdita della tranquillità.
Così ha stabilito la sentenza n.17427 del 19 agosto 2011, con riferimento ad una coppia milanese che aveva impiegato molto tempo per ristrutturare il proprio appartamento. I vicini ormai esausti dai rumori ,che si sono protratti per mesi, hanno deciso di avviare una causa contro la coppia, chiedendo oltre ai danni patrimoniali anche quelli morali, biologici ed esistenziali. Il protrarsi dei lavori di ristrutturazione aveva danneggiato anche degli spazi comuni del condominio, oltre a mettere a dura prova la serenità degli inquilini. Il Tribunale di Milano ha accolto la richiesta di risarcimento sia sul piano patrimoniale che morale,chiedendo 35.000 euro. Decisione confermata anche dalla Corte d’Appello che ha ridotto a 23.000 euro l’entità del danno da risarcire. La Corte di Cassazione ha espresso un parere completamente diverso. Viene specificato infatti che i danni “immaginari” in cui rientrano disagi, fastidi, ansie e ogni altro tipo d’insoddisfazione che riguarda la vita quotidiana, non possono essere risarciti. “Al di fuori dei casi determinati dalla legge, hanno precisato, solo la lesione di un diritto inviolabile della persona concretamente individuato è fonte di responsabilità risarcitoria non patrimoniale”. Secondo la Suprema Corte il diritto alla qualità della vita, allo stato di benessere e alla serenità non sono diritti immediatamente (continue reading…)
Indagine sui rumori provocati dai bambini
In condominio si litiga sempre più spesso per gli schiamazzi dei bambini. Lo rileva un’indagine dell’associazione nazionale degli amministratori d’immobili. Il vetro rotto dal pallone di calcio.
Il pianto ininterrotto del neonato durante la notte. Le ruote della bicicletta al piano di sopra. Vivaci e sempre in movimento, fonte di gioia per qualcuno, causa di disturbo per gli altri. I bambini sempre più spesso diventano motivo di discussione per gli abitanti del condominio. Lo afferma l’Anammi, l’Associazione nazional-europea degli amministratori d’immobili, sulla base di un questionario effettuato tra i suoi 12mila associati. Per il 72 per cento degli intervistati infatti, litigare a causa dei bambini è sempre più facile. Tra le cause, rumori (54 per cento), oggetti lasciati negli spazi comuni (23 per cento), atti di vandalismo (16 per cento), incidenti (7 per cento). In quasi la metà dei casi- il 42 per cento- le liti si concludono con una discussione in assemblea condominiale. Nel 31 per cento invece basta una comunicazione ufficiale ai genitori da parte degli amministratori, mentre nel 20 per cento, uno scambio di vedute con i genitori interessati (20 per cento) ed una comunicazione ufficiale agli stessi genitori (31 per cento). Per evitare gli “scontri”, esistono dei veri e propri regolamenti che vietano i rumori, che impongono orari di gioco (continue reading…)


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