Con la sentenza n. 20895/2011 la Corte di Cassazione si pronuncia ancora una volta in materia di stalking, il reato di matrice anglosassone introdotto nel nostro ordinamento nel 2009. L’art. 612 bis c.p., che lo disciplina intitolandolo ‘Atti persecutori’, punisce la condotta di chiunque con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, si prevede la pena della reclusione da sei mesi a quattro anni. Ebbene, nel caso in cui un condomino persegua le abitanti dello stabile, in quanto donne, minacciandole di morte in ascensore o pedinandole, secondo la Cassazione si pone in essere un’ipotesi di ‘stalking condominiale’. Il fatto che gli atti persecutori dell’uomo fossero rivolti nei confronti delle abitanti del condominio è sufficiente a generare un senso di turbamento anche nelle altre donne residenti nello stabile: non per forza, infatti, il reato di stalking si (continue reading…)
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Quando lo stalking è condominiale
Cassazione: non possono essere risarciti i danni ‘immaginari’
Secondo la Suprema Corte se i vicini disturbano la quiete familiare con dei rumori molesti non può essere richiesto il risarcimento danni per la perdita della tranquillità.
Così ha stabilito la sentenza n.17427 del 19 agosto 2011, con riferimento ad una coppia milanese che aveva impiegato molto tempo per ristrutturare il proprio appartamento. I vicini ormai esausti dai rumori ,che si sono protratti per mesi, hanno deciso di avviare una causa contro la coppia, chiedendo oltre ai danni patrimoniali anche quelli morali, biologici ed esistenziali. Il protrarsi dei lavori di ristrutturazione aveva danneggiato anche degli spazi comuni del condominio, oltre a mettere a dura prova la serenità degli inquilini. Il Tribunale di Milano ha accolto la richiesta di risarcimento sia sul piano patrimoniale che morale,chiedendo 35.000 euro. Decisione confermata anche dalla Corte d’Appello che ha ridotto a 23.000 euro l’entità del danno da risarcire. La Corte di Cassazione ha espresso un parere completamente diverso. Viene specificato infatti che i danni “immaginari” in cui rientrano disagi, fastidi, ansie e ogni altro tipo d’insoddisfazione che riguarda la vita quotidiana, non possono essere risarciti. “Al di fuori dei casi determinati dalla legge, hanno precisato, solo la lesione di un diritto inviolabile della persona concretamente individuato è fonte di responsabilità risarcitoria non patrimoniale”. Secondo la Suprema Corte il diritto alla qualità della vita, allo stato di benessere e alla serenità non sono diritti immediatamente (continue reading…)
Cassazione su Stalking in Condominio
Secondo la Cassazione (sentenza 20895/11) bastano «due condotte» moleste per fare scattare la condanna prevista dall’art. 612 bis c.p. Inoltre va considerata anche l’ansia e il turbamento che una condotta di questo tipo può generare sui condomini non direttamente oggetto degli atti persecutori.
Per fare scattare la condanna basta che qualcuno metta in atto «atti pesercutori in modo da cagionare un perdurante stato di paura o di ansia o un fondato timore di pericolo per l’incolumità propria o di persone prossime o la costrizione ad alterare le proprie abitudini di vita». La Suprema Corte ha bocciato il ricorso di un uomo che aveva “messo in croce” le condomine del palazzo in cui abitava, a volte insultandole, altre volte minacciandole. Qualcuna era stata anche bloccata nell’ascensore tanto che si era richiesto l’intervento del parroco del quartiere per far desistere il condomino stalker. La Cassazione spiega che «la minaccia rivolta ad una persona può coinvolgerne altre o comunque (continue reading…)
Multa per i guardoni sui terrazzi, lo dice la Cassazione
Spiare dalla terrazza condominiale i coinquilini equivale a molestarli.
Lo afferma la Cassazione (sentenza 15450/11) che impone multe nei confronti dei condomini che hanno la brutta abitudine di fare i guardoni. È quanto è accaduto ad un quarantenne condannato a 600 euro di multa per il reato di molestie perchè, posto su un terrazzo a brevissima distanza dall’appartamento abitato da una coppia di vicini, scrutando in continuazione all’interno, li costringeva a tirare i tendaggi e ad accendere la luce anche in pieno giorno per proteggersi dalla sua intrusione. Il guardone, inoltre, irrideva gli inquilini barricati in casa facendo gesti beffardi con la bocca e con le mani. Condannato a 600 euro di multa dal Tribunale di Pordenone, ha fatto ricorso in Cassazione per dimostrare che si trattava di una terrazza privata e che non tutti i condomini avevano diritto di accedervi. Ma ha avuto la peggio. La Suprema Corte ha deciso che «la sentenza impugnata, con motivazione incensurabile, ha specificato che la terrazza in questione si trovasse al piano ammezzato fra il primo piano, dove era ubicato l’appartamento delle odierne parti offese ed il secondo piano, dove era ubicato l’appartamento del ricorrente e che ad essa si accedeva attraverso un’apertura del comune vano scale condominiale (continue reading…)


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